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Informatica aziendale

Sulla strategia Europea e Italiana in AI e Data Center.

L’Europa e l’Italia in particolare stanno perdendo troppo terreno negli investimenti su tecnologie informatiche, data center e intelligenza artificiale, lasciando il continente in balia delle grandi piattaforme statunitensi.

Mentre gli USA spendono centinaia di miliardi in hyperscaler e AI, l’UE alloca solo 20 miliardi e soprattutto non coinvolge nella strategia le società Europee che potrebbero concorrere alla costruzione di infrastrutture concrete, come giga-factory o poli di calcolo avanzati. La spesa europea per il cloud sovrano è prevista a 10,6 miliardi nel 2026, un misero 83% in più anno su anno, contro i 700 miliardi annui degli hyperscaler americani. Nella ricerca, l’Europa investe 794 euro pro capite contro i 2.051 USA, producendo solo 3 modelli AI avanzati nel 2025 contro i 40 americani.

Il problema però non è soltanto economico. È culturale e strategico, in Europa — e in Italia in particolare — prevale da anni un approccio fortemente avverso al rischio: si tende a privilegiare regolamentazione, prudenza e conservazione dell’esistente rispetto alla costruzione di nuovi campioni industriali. Gli imprenditori che vogliono investire in infrastrutture, semiconduttori, AI o calcolo ad alte prestazioni spesso si trovano davanti un ecosistema istituzionale lento, frammentato e poco disposto a sostenere iniziative ad alta esposizione finanziaria.

Negli Stati Uniti il capitale privato viene incoraggiato a rischiare, anche accettando fallimenti e cicli speculativi pur di accelerare innovazione e leadership tecnologica. In Europa, invece, il rischio viene frequentemente percepito come qualcosa da limitare più che da governare. Il risultato è che si finanziano studi, tavoli tecnici e regolamenti, ma raramente si costruiscono ecosistemi industriali con la scala necessaria per competere globalmente.

Il 70% dei ricavi cloud europei va a Big Tech USA, esponendo dati sensibili e servizi critici a rischi geopolitici, si può pensare veramente ad “pulsante di blocco” che Washington potrebbe attivare in ogni momento…..Francia e Olanda spingono per cloud europei e open source, mirando al 30% di servizi locali entro il 2030, l’Italia partecipa con il Polo Strategico Nazionale, ma resta in ritardo rispetto a Germania, Francia ed alcuni altri .

L’European Chips Act punta al 20% del mercato globale dei chip entro 2030 ma serve un Chips Act 2.0 per cooperare con Cina, Giappone e Corea per estendere ed integrare le grandi supply chain tecnologiche che possiedono le fonderie dei chip con l’Europa. In Italia, la strategia MIMIT – Ministero delle Imprese e del Made in Italy – cerca di attrarre investimenti esteri in data center per creare un “hub mediterraneo” semplificando le procedure e sostenendo il cloud e la cyber-security: già Mario Draghi a settembre 2024 aveva auspicato un piano di investimenti aggiuntivi da 750-800 miliardi di euro annui per colmare il divario tecnologico e produttivo nei confronti di Stati Uniti e Cina. Senza un ecosistema digitale sovrano, l’Europa rischia di restare spettatrice e soprattutto succube della grande potenza statunitense.

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