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Informatica aziendale

Ministero della giustizia e gestione della privacy.

Diverse testate giornalistiche e televisive hanno riportato la notizia di software “spia” installati sui computer dei magistrati, capaci di fare gestione e visione remota dei pc anche senza consapevolezza dell’utente ( in questo caso il magistrato).

Per chi si occupa di IT i software in questione non sono una novità, sono software della piattaforma Microsoft usati da vent’anni nelle aziende per facilitare la gestione dei client: questi sono pensati per la gestione dell’infrastruttura da parte di un amministratore di dominio ed hanno bisogno di connessione al client senza conferma all’utente, questa è una scelta necessaria in casi dove altrimenti sarebbe impossibile ( pensate ai totem o sistemi remoti senza utenti locali).

L’argomento é enorme da trattare perché riguarda la privacy di chi usa il client in un dominio Microsoft, dove terminano le possibilità di un amministratore di una infrastruttura e dove inizia la privacy dell’utilizzatore? In particolare nel caso di informazioni altamente riservate come nel caso del ministero della giustizia come dovrebbe funzionare?

Chiariamo per prima cosa che un pc sottoposto a dominio è completamente succube al volere dell’amministratore a prescindere dal software installato: esistono infiniti modi per copiare o visionare documenti su un pc appartenente ad un dominio se si possiede la password di amministratore perché quando si registra un computer in un dominio questo é definito come una entità superiore nel sistema operativo stesso che quindi ne permette la gestione.

Detto questo capiamo che il fulcro é proprio nella fiducia di chi ha accesso ai privilegi amministrativi nel dominio, non possiamo fidarci a prescindere e quindi l’accesso all’utenza amministrativa deve essere sottoposto a gestione e tracciamento: tutti gli accessi ad utenze amministrative devono essere tracciati ed i software di gestione devono essere impostati in modo tale da obbligare l’accettazione da parte dell’utente così che sia consapevole dell’intervento remoto.

Le best practices di settore prevedono l’accesso all’utenza amministrativa sottoposto a procedure di accettazione con sistemi di controllo che permettano l’intervento in intervalli di tempo, macchine ed utenze ben stabiliti, l’utente deve essere preventivamente avvisato e comunque il collegamento real-time deve essere visibile ed accettato dall’utente.

Ci sono molti ottimi sistemi che permettono questo tipo di tracciamento e gestione, questo naturalmente aumenta le attività degli amministratori ma è l’unico modo per avere una sicurezza e privacy elevatissime ( i diritti granulari per tempi, macchine e utenze vanno comunque gestite in questi sistemi). E comunque dobbiamo sempre tenere presente che un malintenzionato potrebbe trovare il modo di oltrepassare queste restrizioni e approfittare di un’utenza amministrativa attiva, questo non si può escludere a priori nei sistemi informatici ed è per questo che l’intervento deve essere il più ristretto possibile nei tempi e modi.

Nel caso di soggetti particolarmente critici come i magistrati ma anche in tanti altri casi dove si trattano informazioni segrete o altamente sensibili, si dovrebbero usare sistemi altamente personalizzati o addirittura fuori dai domini, ben predisposti in sicurezza e con accessi solamente fisici. Questo prevede anche che la persona sia altamente istruita in ambito digitale, cioè che siano utenti consapevoli e sappiano usare gli strumenti in modo adeguato conoscendo bene le regole di sicurezza informatica altrimenti meglio stare sotto il dominio dove qualcuno si preoccupa della nostra sicurezza.

Le leggi europee impongono obblighi generali validi per la gestione dei sistemi informatici e della loro sicurezza e privacy, le norme italiane integrano questi principi con dei limiti specifici dovuti all’astrazione di questi concetti informatici e al loro rapido sviluppo , il Garante della Privacy sottolinea che è indispensabile una base giuridica che fornisca anche solo delle linee guida concettuali, la trasparenza verso gli utilizzatori e una valutazione di impatto (DPIA) sono d’obbligo quando il rischio è elevato ma è l’implementazione di queste regole che fà sempre la differenza nella realtà.

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